Cos’è il Cognitive Offloading
Il Cognitive Offloading è un fenomeno ampiamente studiano in Psicologia del lavoro già dall’inizio del 1900. Si riferisce all’azione di delega di compiti cognitivi a supporti esterni per ridurre il carico mentale e presidiare l’efficacia dei processi cognitivi.
Questo fenomeno esiste da sempre, e in un mondo pre-tecnologico era identificato con quelle pratiche che portavano le persone a “pensare con il corpo”. È il caso in cui ci troviamo a usare l dita per contare o fare qualche calcolo. Poi abbiamo iniziato a usare tool via via più evoluti come quaderni, calcolatrici e smartphone al fine di estendere la memoria e le capacità di risoluzione dei problemi.
Oggi l’Intelligenza Artificiale amplifica in modo significativo questo processo, spingendosi anche a portare a termine processi cognitivi come le previsioni attive, più complessi della memorizzazione, dell’analisi.
IA e Cognitive Offloading “buono” e “cattivo”
Di per sé il Cognitive Offloading non è né buono né cattivo.
Viviamo un'epoca dove il carico cognitivo è un'esperienza comune da diversi anni, sia in ambito professionale ma anche nella sfera di vita privata.
La buona notizia è che questo ci ha portato a sviluppare strategie e strumenti per gestirlo in modo più o meno efficace. A chi non è capitato di "bucare" una scadenza per il pagamento di qualche pratica amministrativa?!
L'esito del delegare compiti cognitivi a supporti esterni può essere di successo fino a quando l'uso stesso dei supporti esterni ci porta a creare un ulteriore carico di lavoro cognitivo, oppure ci allontana dal contributo e monitoraggio del compito che abbiamo delegato.
Quindi, l'uso dell'Intelligenza Artificiale non fa altro che amplificare un fenomeno che si è già connotato positivamente o negativamente a seconda di come abbiamo – più o meno consapevolmente – costruito la delega di compiti cognitivi. Questo aspetto è cruciale nel comprendere l'interazione Human-AI.
I risultati delle ricerche più recenti sull'utilizzo dell'AI hanno messo in evidenza vantaggi e svantaggi.
Il Cognitive Offloading buono si verifica quando la persona gestisce attivamente le informazioni, ossia quando usa l'IA per:
- ottimizzare le proprie risorse cognitive: delega all'IA compiti di recupero di informazioni e compiti ripetitivi per liberare "capacità cognitiva" da dedicare ad attività complesse o nuove
- ridurre il "disordine" mentale (clutter): esternalizzare la memoria per ridurre lo stress derivante dal dover ricordare dettagli, quantità di dati o lavori passati
- creare un backup cognitivo resiliente: creare una base di conoscenza "certificata" che guida il comportamento dell'Intelligenza Artificiale, monitorando l'esito di tali comportamenti e mantenendone la responsabilità, secondo il paradigma "Human in the loop"
Il Cognitive Offloading cattivo si verifica quando la persona lo integra nel proprio lavoro senza un pensiero consapevole sulla propria strategia di lavoro, ossia quando usa l'IA per:
- pigrizia metacognitiva: usa l'IA per evitare le "difficoltà", risparmiare tempo e ridurre quegli sforzi cognitivi essenziali per la comprensione di quanto sta affrontando, ma anche per l'apprendimento a lungo termine e la formazione della memoria e il rischio di trattare temi complessi in modo superficiale.
- affidamento acritico: accettazione passiva dei risultati dell'IA senza verifica, spesso confondendo la fluidità del linguaggio dell'IA con un'illusione di competenza (vedi nostro articolo sul fenomeno dell'AI workslop)
- delega delle credenze: accade quando si delega all'IA dei processi di formazione e mantenimento delle proprie convinzioni. Il linguaggio naturale dell'IA può guidare sottilmente la formazione di opinioni senza che l'utente ne sia pienamente consapevole, portando a una potenziale omogeneizzazione del pensiero.
- fiducia eccessiva nelle capacità dell'IA: spesso è il risultato di limitata conoscenza della tecnologia e del suo funzionamento, che portano a non discernere i bias o a non mettere in discussione le premesse dei suggerimenti ricevuti.
Ottenere il meglio dall’uso dell’Intelligenza Artificiale
Le evidenze emerse dalle ricerche e dai progetti realizzati possiamo dire che c'è una via efficace per accompagnare le persone a trarre il meglio dall'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale al lavoro.
L'adozione dell'IA in azienda non è solo un tema di tecnologia, ma è una questione profondamente cognitiva e organizzativa. Senza un supporto adeguato, le persone tendono ad affidarsi acriticamente all'Intelligenza Artificiale, usandola in modo rapido e intuitivo ma poco critico, con il rischio di bias, errori e dipendenza eccessiva, finendo per privilegiare approcci di breve termine e senza una visione più strategica e trasformativa.
Per liberare il grande potenziale dell'utilizzo dell'IA in contesti professionali è necessario accompagnare le persone nella presa di consapevolezza dei propri approcci e nello sviluppo di precise strategie coerenti con il loro lavoro e le loro responsabilità organizzative.
In questo senso, un percorso end-to-end come quello proposto da base 9 è strategico.
Attraverso la nostra piattaforma AI Based Challenge© si tracciamo e analizziamo le strategie individuali di utilizzo dell'IA, rendendole visibili nei loro aspetti più efficaci ma anche nelle loro disfunzioni rispetto agli obiettivi del lavoro.
Poi lavoriamo in laboratori formativi mirati a rafforzare pensiero analitico, creatività valutativa e uso consapevole in cui i partecipanti arrivano a costruire un Chatbot RAG come prototipo operativo, coerente con i processi reali di lavoro e il loro contesto organizzativo.
Questo approccio non solo aumenta efficacia e produttività, ma crea fiducia informata, trasparenza e autonomia, trasformando l'IA in un vero alleato cognitivo human-centred.